Unanimità nelle urne: il 100 % dei votanti ritiene che ogni paese dell'UE debba essere obbligato ad accogliere la sua quota di richiedenti asilo. Nessuna opposizione, nessuna indecisione.
L'accordo è identico tra uomini, donne e votanti senza genere dichiarato, e ogni fascia d'età rappresentata, dai 18-24enni agli over 65, vota nello stesso senso. Su una delle domande più divisive del dibattito pubblico europeo, nessun profilo si distingue.
Il dibattito, invece, è tutt'altro che unanime, ed è proprio questo l'interesse del round. Le voci che accompagnano il voto difendono la solidarietà e la ripartizione dello sforzo: evitare che due o tre paesi gestiscano tutto da soli solo perché si trovano sul confine, cosa ingiusta per loro e per chiunque altro.
Lo stesso argomento torna in forma più istituzionale: una ripartizione equa condividerebbe le responsabilità e renderebbe la gestione complessivamente migliore. Una voce allarga ancora la cornice: la solidarietà deve valere tra Stati membri, ma anche verso i richiedenti asilo stessi.
La contraddizione, assente dal voto, compare in una risposta: ogni paese ha il diritto di decidere chi entra, altrimenti a che serve essere un paese? È l'argomento della sovranità, formulato da qualcuno che però non ha ribaltato il risultato.
Un'ultima voce, senza opinione, pone la domanda pratica che nessuno risolve: il principio di ripartizione sembra logico, ma come si costringe un paese che rifiuta? Una multa, e poi? Il consenso del voto si ferma dunque esattamente dove comincia l'attuazione.