Il verdetto è unanime: nessun votante, indipendentemente da genere o età, ritiene che lo schiaffo abbia posto nell'educazione di un bambino.
L'unanimità cancella qualsiasi frattura demografica. Né l'età né il genere mostrano la minima divergenza.
Il dibattito si articola su due registri: il rischio di trauma (in particolare neurologico per i colpi alla testa) e l'inefficacia pedagogica, poiché lo schiaffo produce paura e umiliazione senza aiutare il bambino a capire il proprio errore. Diverse voci riconoscono che può accadere sotto pressione senza rendere il genitore irrimediabilmente colpevole, a patto di spiegarlo poi al bambino. Dialogo, limiti chiari e conseguenze appropriate emergono come alternativa condivisa. Un filo di discussione segnala anche il rischio che il bambino riproduca a sua volta il comportamento violento.