Pareggio perfetto: 44 % a favore del voto obbligatorio, 44 % contrario, 11 % senza opinione. Nessuno schieramento prevale, su una domanda che tocca il fondamento stesso della partecipazione.
Il genere spiega tutto l'equilibrio. Gli uomini sono unanimemente favorevoli, le donne in maggioranza contrarie, con una quota di indecise. Il risultato mondiale è letteralmente la somma di due posizioni opposte.
L'età conferma la frattura. I 18-24enni sostengono nettamente l'obbligo, mentre i 25-34enni, i 45-54enni e gli over 65 lo respingono all'unanimità. Lo schieramento del « sì » poggia dunque quasi interamente sulla generazione più giovane.
Il dibattito allinea due principi inconciliabili. Sul versante favorevole: votare è un dovere civico, un'alta partecipazione rende i risultati più rappresentativi e rafforza la legittimità degli eletti, e l'obbligo incoraggerebbe a interessarsi alla vita democratica.
Sul versante del rifiuto: il voto deve restare facoltativo per rispettare la libertà di scelta, compresa quella di astenersi, tanto più che molti non sanno chi votare e finirebbero per votare a caso. Una voce lo riassume senza giri di parole, ciascuno è libero e non è una dittatura, mentre un'altra propone un compromesso: rendere il voto obbligatorio, ma riconoscendo pienamente la scheda bianca.
Il contributo più costruito del thread viene dagli indecisi e tiene insieme i due capi: imporre il voto sembra contraddire l'idea stessa di democrazia e indebolirebbe la legittimità degli eletti, poiché l'astensione è essa stessa una scelta, talvolta più espressiva della scheda bianca; ma riconosce che l'astensione resta un problema reale della vita politica. È esattamente la tensione che un voto spaccato a metà mette in scena.