Maggioranza chiara per la libertà di andarsene: il 56 % ritiene che si debba poter andare in pensione quando si vuole, contro il 33 % di contrari e l'11 % senza opinione.
Il genere separa nettamente. Le donne portano il « sì » da sole, largamente maggioritarie. Gli uomini non forniscono alcun voto favorevole: si dividono tra il rifiuto e l'assenza di opinione.
Per età, i 18-24enni e i 45-54enni sostengono massicciamente la libertà di scelta. Al contrario, i 25-34enni e gli over 65 vi si oppongono unanimemente: due fasce che di solito divergono si ritrovano qui dalla stessa parte.
Il dibattito è il più strutturato della giornata e si riassume in un'obiezione e nella sua risposta. L'obiezione, portata dalle voci più sostenute dello schieramento contrario, è duplice: se tutti se ne vanno presto, chi lavora? E soprattutto esistono delle regole: andarsene senza aver versato abbastanza contributi significa chiedere allo Stato di pagare, quando non ne ha più i mezzi.
La replica dello schieramento maggioritario sposta il dibattito verso l'aggiustamento più che verso il regalo: nessuno chiede una pensione senza contributi. L'idea è lasciare la scelta, uscire prima con una pensione ridotta oppure lavorare più a lungo per aumentarla, assumendosi ciascuno le conseguenze della propria decisione.
Una risposta completa l'argomento sul terreno dell'occupazione: i posti liberati sarebbero occupati dalle generazioni in arrivo, come già funziona il ricambio, tanto più che l'automazione riduce la manodopera necessaria per certe mansioni. Il thread finisce così per contrapporre due visioni del sistema: una regola collettiva da proteggere, o una manopola individuale da regolare.