Maggioranza per la tassa: il 57 % vuole tassare i robot che sostituiscono posti di lavoro, il 29 % si oppone e il 14 % non si schiera.
La frattura di genere è spettacolare: gli uomini votano a favore all'unanimità, mentre le donne respingono in maggioranza la misura e forniscono gran parte degli indecisi. Il risultato mondiale poggia dunque interamente su questo scarto.
Per età, i 45-54enni sono unanimemente favorevoli e i 18-24enni nettamente favorevoli, mentre i 25-34enni si oppongono in blocco. Gli over 65 oscillano tra il « sì » e l'astensione.
Il dibattito converge su un'unica logica: ciò che si tassa non è la macchina, ma il contributo che sparisce insieme al posto di lavoro. Le voci più sostenute propongono di destinare quel gettito alle pensioni, oppure alla formazione, alla riconversione o perfino a un reddito di sostegno.
Il thread contiene però la propria obiezione, e arriva da un votante favorevole: tassare potrebbe frenare l'innovazione, ridurre la competitività delle imprese e rallentare i guadagni di produttività che creano anch'essi nuovi posti. È il controargomento classico, qui formulato dallo stesso schieramento maggioritario.
Un'ultima voce riassume l'imbarazzo del round in chiave di battuta, proponendo che se i robot si comportano come umani tanto vale tassarli come umani, pur ammettendo di non sapere come funzionerebbe concretamente. Il voto decide sul principio, mentre il dibattito riconosce che nessun meccanismo è ancora stato definito.