Il mondo rifiuta la verità sistematica: il 50 % ritiene che non si debba sempre dire tutto ai propri cari, il 29 % difende la sincerità assoluta e il 21 % non si schiera.
La frattura di genere è netta: gli uomini respingono la verità sistematica all'unanimità, mentre le donne si dividono in parti uguali tra le due posizioni, con una quota di indecise.
L'età rovescia le attese. I 45-54enni e i 55-64enni difendono unanimemente la verità in ogni circostanza, mentre i 18-24enni la respingono nettamente e concentrano gran parte dell'indecisione. I 25-34enni e gli over 65 si dividono a metà.
Il dibattito ruota attorno a una formula che torna di voce in voce: non ogni verità è buona da dire. Viene subito precisata: la sincerità non obbliga a rivelare tutto, e c'è una differenza tra mentire e scegliere di tacere.
La voce più sostenuta del thread enuncia il principio generale: la verità non è un valore assoluto che prevale su tutti gli altri. Una relazione poggia anche sul rispetto, sulla benevolenza e sul discernimento; rivelare un pensiero passeggero o un giudizio ferente può creare sofferenza senza portare alcun beneficio.
Lo schieramento minoritario non dice però il contrario. Il suo intervento difende la sincerità come base della fiducia, poiché le bugie costano di più in seguito, ma aggiunge subito una condizione di forma: tatto, il momento giusto, attenzione alla sensibilità dell'altro. In questo round i due fronti convergono sul metodo e divergono solo sul principio.