Il mondo rifiuta di abbassare il diritto di voto a 16 anni, ma di poco: 57 % di no contro 43 % di sì, e nessuno rinuncia a esprimersi. Su una domanda istituzionale, questa totale assenza di indecisione è significativa: ciascuno ha un'opinione già formata.
Il genere separa nettamente: gli uomini respingono l'idea all'unanimità, mentre le donne sono molto più divise, con una minoranza consistente favorevole.
L'età produce il paradosso della giornata. I 18-24enni, che hanno appena ottenuto quel diritto, sono in maggioranza contrari a concederlo prima. Anche i 25-34enni e gli over 65 si oppongono. L'unico sostegno netto arriva dai 45-54enni, unanimemente favorevoli.
Il dibattito pende ancora più nettamente dalla parte del rifiuto. L'argomento centrale è la maturità: a 18 anni si comprendono meglio le poste in gioco, e quell'età coincide con la maggiore età legale e con l'insieme di diritti e responsabilità che ne derivano. Una voce si spinge oltre e giudica precoce perfino la soglia dei 18 anni, finché non si è usciti dall'influenza dei genitori.
Due obiezioni più sottili completano lo schieramento maggioritario. La prima rifiuta che la democrazia diventi uno scontro tra generazioni ciascuna a difesa dei propri interessi, invece di uno spazio in cui ogni cittadino costruisce un futuro comune. La seconda mette in guardia sulla maggiore esposizione dei più giovani all'influenza di chi li circonda e dei social.
Lo schieramento del « sì » sta in un solo intervento, ma diretto: a 16 anni si può già guidare, vivere da soli, assumersi responsabilità; guardare la politica con spirito critico è ampiamente alla portata, e un maggiore coinvolgimento dei giovani gioverebbe alla vita politica. È l'unico argomento del thread che parla di ciò che il voto porterebbe, invece di ciò che rischierebbe.